Non fa(cci) niente

13 Ottobre 2007 at 3:13 pm | In Attualità, Discorsi, Internet & Web 2.0 | No Comments
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BEWARE, usando questo strumento perderai il rispetto di Facci FilippoA mio parere il problema fondamentale dell’intera polemica seguita alla puntata di Porta a Porta in cui Filippo Facci muoveva critiche alla cosiddetta Rete è di natura aprioristica: come facciamo infatti a operare una divisione fra Rete e “non-Rete”, ormai? Esiste ancora una percentuale significativa di persone che non utilizzano Internet, nemmeno nelle sue funzioni più banali? Non credo proprio.

Ecco perché, se com’è ovvio il giornalista de Il Giornale sbaglia (e fa anche una pessima figura) dicendo che “la Rete non esiste” (un secondo prima aveva detto di esserne “un grande conoscitore”, ndD) o che essa costituisce “il peggio del nostro Paese” (ah, ma allora esiste, ndD), di sicuro ragionare in questi termini non è più corretto.

Il bello di Internet, a detta di chi lo conosce davvero (non come Facci, quindi) è proprio il suo essere “di tutti”, la gamma di possibilità che offre a chiunque lo sappia utilizzare in modo adeguato. In questo senso, dunque, il popolo della Rete (quella vera, coincidente pressapoco con una buona parte della blogosfera) è invece quanto di meglio (o più intraprendente, democratico, impegnato) l’Italia possa offrire.

In sostanza, rifacendomi a quanto già espresso da Mantellini, sono daccordo nel sostenere che, in fondo, il parere di qualche retrogrado cerebroleso su “giornali” come Libero (o giù di lì) non sposta di molto le cose, e francamente la petizione contro questi figuri promossa da Anti Digital Divide si poteva anche evitare.

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Allora forse la sfiga esiste

16 Luglio 2007 at 11:46 pm | In Discorsi, Essere Davide | No Comments

Like a fat kid loves cakesSuccede che alla fine ti rendi conto di quanto speciale fosse ciò che avevi, ma soltanto nel momento in cui lo perdi, come se a qualcuno lassù piacesse sentirti imprecare su come non sei stato capace di difenderlo. Non come avresti voluto, perlomeno.

Che poi tutto ciò capiti regolarmente nel peggior momento possibile, questo è la vita ad insegnartelo, volta per volta, perdita dopo perdita.

Quando infine ci si mettono i problemi di salute, lo stress, le differenze culturali ed una non irrisoria componente geografica, beh allora in tal caso le cose si complicano ulteriormente. Irreparabilmente, I’d say. E - forse - sconfiniamo nel dominio della malasorte, che, se non esiste, in alcuni casi viene imitata davvero bene.

I still love you, Max.

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I pledge allegiance

20 Aprile 2007 at 6:57 pm | In (terza) Media, Attualità, Discorsi, Politically Incorrect | 1 Comment

Ovvero Come l’amore (platonico, in questo caso) può corrompere il nostro buon senso. (*)

Perché io questa gente mica la capisco. Non so voi, ma io proprio non ci riesco, pure sforzandomi.

Gli antefatti sono fin troppo noti: Cho Seng Hui, 23enne di origine sud-coreana, ha seminato il panico nel campus del Virginia Tech, importante istituto dell’omonimo stato americano, uccidendo a colpi di arma da fuoco 32 studenti e ferendone 21. Un gesto sconsiderato che, ovviamente, non lascia spazio a dubbi riguardanti la salute mentale del carnefice. Ma tant’è, anche oltreoceano si sclera. E per i motivi più futili, sembrerebbe (l’obiettivo iniziale del giovane era infatti la sua fidanzata).

Il problema, dal mio punto di vista, è: perché dare la possibilità a questi personaggi di trovare uno sfogo alle loro frustrazioni in tal modo? Siamo tutti capaci ad additare il colpevole, certo. E magari a sottolineare che era un immigrato di origine asiatica, come alcuni hanno fatto. Ma forse occorre andare dritti dritti alla radice del problema: in America le armi si vendono anche al supermercato.

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Cristianità di destra e di sinistra

25 Gennaio 2007 at 9:44 pm | In Attualità, Dal Vangelo secondo Ratzinger, Discorsi, Politically Incorrect | No Comments

Ora, io non è che mi diverta a recitare sempre la parte del difensore delle minoranze. Per quello dovete rivolgervi a Gino Strada o Robin Hood, i quali peraltro non credo abbiano un blog (non ancora, almeno). Nè tantomeno quella dell’avvocato delle cause perse (anche se, devo ammetterlo, quest’ultima mi attira).

Il fatto è che, semplicemente, quando uno finisce per imbattersi in certe perle senza il dovuto preavviso, poi è altamente probabile che si trovi a riflettere. Su cosa? In questo caso sull’ incompatibilità di fondo fra i cosiddetti “massimi sistemi” e Camillo Ruini, uno che, pur arieggiando da anni la sua cavità orale con termini quali “Dio” e “famiglia”, a 75 anni suonati ha finora brillato solo in campi quali il bigottismo e l’omofobia. Bell’esempio, direte voi. Ecco, appunto.

Non che sia mia intenzione sparlare di Sua Eminenza, per carità: sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Ma che dico, bombardare Emergency. O mitragliare i medici senza frontiere, perbacco. Quel che volete, insomma.
Il problema è che c’è ancora gente che lo prende sul serio, don Camillo. La gente non arriva a comprendere appieno gli effetti dell’Alzheimer e ogni uscita del povero vecchietto, nonostante tutto, riesce ancora ad esaltare il patriottismo, la cristianità e la stupidità di qualche povero disperato su Tocqueville. Andiamo bene.
Voglio dire: - perché già li sento, i paladini dell’Occidente cristiano - come potrebbe una persona dotata di senno sostenere, in merito ai funerali brutalmente negati a Welby, che:

“[...] fino alla fine, Welby ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volontà di porre termine alla propria vita: in quelle condizioni una decisione diversa sarebbe stata infatti per la Chiesa impossibile e contraddittoria, perché avrebbe legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio”

E poi in molti, passando sopra dichiarazioni come queste, si inalberano per le statuine nei presepi o le palline sugli alberi di Natale. Ma per favore, suvvia.

Per non parlare delle ormai celebri esternazioni sui Pacs, che non cito per idiosincrasia congenita da parte del sottoscritto.
Tanto più che, proprio nella stessa casa di riposo dove il nostro è ricoverato, c’è chi riesce (o, perlomeno prova) a conciliare i precetti cristiani con le effettive esigenze sociali. Il cardinal Martini, di ideologia maggiormente progressista (dunque marxista dunque comunista dunque filoislamica), sostiene più consapevolmente che:

Evitando l’accanimento terapeutico non si vuole procurare la morte: si accetta di non poterla impedire - spiega il cardinale - Il punto è che per stabilire se un intervento medico è appropriato non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica. Non può essere trascurata la volontà del malato

Me le devo segnare, queste. Chissà cosa ne pensa il pontifex maximum, verrebbe da chiedersi.

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Quando c’era lui…

30 Dicembre 2006 at 3:16 pm | In Attualità, Degno di sdegno, Discorsi, Esteri, Politically Incorrect | No Comments

Saddam Hussein è morto alle quattro di stamattina, impiccato in un carcere militare iracheno. E via ai caroselli di proteste, indignazioni, cordogli, scontri, scioperi della fame e quant’altro. Ma non credo sia questo il punto. Il punto è, secondo me, che è stata fatta giustizia. In modo affrettato e senz’altro rischioso, ma chiamiamola così, per cortesia.

Personalmente, l’ultima cosa che voglio è schierarmi al fianco di Bush, uno che se non farà la stessa fine del rais è solo perché è nato in un Paese come gli Stati Uniti d’America. E tant’è. Però qui non si tratta solo di vendetta del vincitore nei confronti del vinto (come affermato dalla prestigiosa firma di Vittorio Zucconi): lo è senza dubbio, ma non si limita a ciò. Saddam si è macchiato volontariamente di orrendi crimini, stragi e pulizie etniche ripetutamente messe in atto nel corso del suo regno. La sua morte in seguito a un processo di giustizia sommaria potrà essere scontata, inutile, perfino banale: ma quale può essere la giusta pena per un dittatore sanguinario? Quale il giusto riconoscimento alla sete di giustizia di un popolo decimato da un criminale? Tacciatemi pure di qualunquismo e scontatezza, ma questo è ciò che penso. Non si può parlare di legge del taglione nè di vendetta premeditata quando sul piatto della bilancia ci sono migliaia di anime innocenti uccise senza una ragione.

Da più parti, poi, si leva il monito della possibile “martirizzazione” dell’ ex dittatore da parte dei fondamentalisti islamici. Domanda: la mancata uccisione di Saddam avrebbe forse reso più miti e trattabili questi ultimi? O piuttosto l’uccisione di un tiranno ormai da tempo spodestato e fatto prigioniero non può produrre alcun significativo cambiamento in un Paese come l’Iraq, da sempre dilaniato da lotte intestine e fratricide? A voi l’ardua scelta.

Insomma, per dirla in termini più efficaci: Saddam Hussein era uno di quei rifiuti umani di cui il mondo poteva fare a meno. Anzi, visti i fatti aveva l’obbligo di farne a meno. E se era scritto che il mandante dell’esecuzione dovesse essere un pallone gonfiato texano attratto dal petrolio, così sia: per questa volta chiuderemo un occhio.
Anche se l’”esportazione della democrazia” in Iraq è costata la vita a quasi 3000 soldati statunitensi. Anche se il cappio può indignare i benpensanti. Anche se posso capire che sia difficile ammettere tutto ciò.

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Facciamo Pacs avanti

20 Dicembre 2006 at 9:29 pm | In Attualità, Discorsi, Politically Incorrect | 2 Comments

Leggo, senza nascondere una certa soddisfazione per l’accaduto, che a Montecitorio due deputati della Rosa nel Pugno, in segno di protesta, hanno inserito due coppie omosessuali di bambole nel bel mezzo del presepe allestito alla Camera per le festività. Ora, pur comprendendo il clamore e alcune delle prese di posizione da parte di politici di maggioranza e opposizione (non tutte, sia chiaro), personalmente non me la sento di incolpare totalmente i due protagonisti della provocazione.

Innanzitutto perchè vedete, in Italia, a livello politico come sociale, spesso si confonde il concetto di “simbolo” con il significato ad esso intrinseco; il presepe è un importante simbolo religioso, ma se in questo caso violare la sua sacralità può servire a far riconoscere i diritti di milioni di cittadini e/o fedeli, così sia. Non penso proprio che l’intento dei due radicali fosse quello di gettare fango sulla nostra tradizione, nè di attaccare la nostra Fede, come molti sostengono: semplicemente, è proprio di quella stessa religione agire in modo che la teorica uguaglianza fra gli uomini venga messa in pratica, o sbaglio? Condannare l’episodio con dichiarazioni livorose senza spendere una parola sulle motivazioni o, peggio, continuando a dichiararsi contro la concessione dei diritti ai gay, è comunemente definito bigottismo.

Senza contare che queste stesse dichiarazioni provengono spesso e volentieri da chi della libertà ha fatto il suo cavallo di battaglia, fondandovi addirittura una Casa ad hoc. Le deputate di Forza Italia bollano infatti l’accaduto come “un attacco inaccettabile alle istituzioni e al simbolo religioso” (beh, tanto per dire, anche questa foto della forzista Mara Carfagna non mi ispira religiosità…) mentre piovono critiche a iosa anche da sinistra.

Confezionata con i soliti mirabili stile e classe è poi, manco a dirlo, la replica del coordinatore dei giovani padani, tale Paolo Grimaldi, il quale vomita dalla sua apertura orale queste parole

I parlamentari della Rosa nel pugno scherzino con i fanti ma lascino in pace i santi. Perché non inventano un presepe tutto loro, con le statuine di Pannella, Bonino, Cicciolina, Toni Negri, Sergio d’Elia? Un museo dell’orrore. Le statuine degli omosessuali, visti i loro gusti, le mettano da altre parti“.

Non mi soffermo oltre su dichiarazioni di tale impatto, limitandomi a congratularmi con l’interessato per il savoir faire e l’intelligenza ivi brillantemente sfoggiati.
In sostanza, da queste parti si è daccordo con Bruno Mellano e Donatella Poretti: a Natale facciamo un esame di coscienza, prima del presepe.

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C’era una volta la primavera

17 Dicembre 2006 at 12:36 pm | In Attualità, Degno di sdegno, Discorsi, Sport | No Comments

Rigore è quando arbitro fischia“, diceva Boskov, uno che di calcio ne capisce.

Io oggi mi sento di modificare il celebre virgolettato in “ingiustizia è quando 17enne muore dopo allenamento di rifinitura“, che, dopo aver letto e sentito del tragico incidente di Vinovo (To), mi pare senz’altro più consono. Perché di ingiustizia si tratta; non venitemi a raccontare che nessuno poteva farci nulla, che è stato un drammatico incidente et cetera. Incidente sì, ma non drammatico: il termine giusto è evitabile. Riccardo Neri (foto), fiorentino, e Alessio Ferramosca, torinese, sono defunti per recuperare dei palloni finiti in un bacino di raccolta dell’acqua piovana presso il centro sportivo “Mondo Juve”, nelle vicinanze del capoluogo piemontese.

Troppi sarebbero allora gli interrogativi da porsi (e da porre agli interessati). Prima di tutto, appena saputo dell’accaduto, un dubbio mi è sorto spontaneo: questi ragazzi non avevano dei compagni, dei preparatori, del personale che si curasse di loro? Come hanno fatto a rimanere un’ora e mezza a congelare in un laghetto senza che nessuno notasse la loro assenza? Possibile, poi, che una società di fama mondiale come la Juventus non possieda delle strutture di adeguata sicurezza all’interno del suo centro sportivo? Mi spiego: se il suddetto bacino artificiale è davvero come l’hanno descritto, allora chiunque avrebbe potuto fare quella fine. Chiunque non avesse avuto un allenatore o dei compagni pronti a soccorrerlo, ovvio.

Quesiti che, come tanti altri, non avranno probabilmente mai risposta, perché “che vuoi farci, è stato uno sfortunato incidente”, perché l’industria del calcio funziona anche con due diciassettenni in meno, perché tanto fra qualche giorno è Natale.

N.B.: Come già detto altre volte, di mestiere non faccio il moralista, ma l’incazzato.

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Antico regime, novelle stronzate

4 Dicembre 2006 at 5:13 pm | In Discorsi, Ho visto cose, Politically Incorrect | No Comments

Sarà, ma a me vedere un invito a “disfarsi del regime” (o qualcosa di simile) campeggiante a lettere cubitali sul palco di un comizio berlusconiano, ha fatto un certo effetto.
Con le dovute proporzioni, è come se Cicciolina di punto in bianco decidesse di ammonire i giovani alla castità. Nè più nè meno. E dico “con le dovute proporzioni” perchè sono convinto che lei comunque non metterebbe mai il tutto su un piano così demagogico e populista.

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Capri espiatori a 128 bit

22 Novembre 2006 at 10:13 pm | In Attualità, Degno di sdegno, Discorsi | 1 Comment

Poco fa mi sono imbattuto in un blog che non avevo mai letto e su cui con ogni probabilità non tornerò, Joystiq, in un articolo del quale, però, si trattava di una sacrosanta verità. Cito:

Video games always seem to be blamed for a crime if they are so much as within 1,000 yards miles of the crime scene. [...] Even then, banning violent games would not only put a hamper on first person shooters, but would also stop any other game where violence is a factor. Gamers would certainly be unhappy if they could only play Barbie’s Horse Adventure and EA Sports games because of some law that doesn’t make anyone safer.

Per i non-anglofoni: si parla del fantomatico e mai dimostrato influsso negativo che alcuni videogiochi avrebbero su bambini, adolescenti, vecchi, cani, gatti e prostitute, costringendoli a portare a termine atti criminosi che mai (e sottolineo MAI) si sarebbero sognati di compiere altrimenti.
Prendiamo il caso che ha infiammato l’opinione pubblica negli ultimi giorni, quello della professoressa di scuola media che legava gli alunni ai banchi con lo scotch, li molestava sessualmente e poi pestava quelli disabili filmando il tutto e mandandolo a Gùgul: la colpa è senz’altro di quei videogheims maledetti. Sono loro i veri colpevoli, la rovina di questa società.

E tu, proprio tu: non dirmi che non l’hai mai pensato, che non hai mai condiviso questo mio ragionamento. Perchè non ci credo.
E’ così facile e sciccosamente qualunquista: se il prezzo delle castagne aumenta è colpa del Governo, se non piove più è colpa dello smog, se piove troppo è colpa di Giuliacci, se l’Inter non vince è colpa di Moggi… se un adolescente è violento, è colpa dei videogiochi. Mi pare logico.
Poi chissenefrega se il ragazzo in questione è stato affidato ai servizi sociali all’età di 5 anni, i suoi genitori sono alcolisti e si drogano da 15, vive di furtarelli da 6 o 7 e a scuola ci va ogni tanto per sbaglio: l’unico e assoluto male è GTA San Andreas, ecco la verità.

Welcome to Italy, guys.

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Riflessioni di umanità condizionata

16 Novembre 2006 at 3:04 pm | In Attualità, Degno di sdegno, Discorsi | 1 Comment

In questi giorni qualcuno parla di salvare Saddam dalla pena di morte a cui è stato condannato. A parte quei due o tre criminucci contro l’umanità da lui compiuti e a mio parere degni di un’adeguata punizione, sono sostanzialmente daccordo, anche - ahimè - a causa del mio ostentato buonismo.
Ma a tutto c’è un limite: perchè ad esempio nessuno propone la massima pena per quegli sprechi di pelle e ossigeno che in una scuola di Torino si sono accaniti su un ragazzo disabile picchiandolo in malo modo?

Non so voi, ma io gli pseudonazifascistelli che hanno messo in piedi questa bravata li voglio. E vivi. Per mettere loro tutti gli inserti di Libero ispirati al Ventennio in un posto dove li avranno sempre a portata di (m)ano. Dopodichè, se proprio non vogliamo giustiziarli come Dio comanda, calci nel sedere fino al 2020.

P.s. No, ramingo lettore, non è moralismo: è pura e semplice incazzatura.

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I mitici anni ‘80

13 Novembre 2006 at 4:15 pm | In Discorsi | 19 Comments

Quanti di voi hanno mai usato, nei propri discorsi, la dizione “mitici anni ‘80“?
Quanti si sono poi resi conto di aver detto un’immane cazzata? Suppongo pochi.
Guardiamo in faccia la realtà: gli anni ‘80 fanno pena. Capisco che ammetterlo possa essere dura, ma è la realtà. Il periodo di tempo compreso fra il 1980 e il 1989 è un’epoca buia, priva di qualsiasi riferimento a fatti e persone umanamente comprensibili. Un Medioevo moderno, direi.
La mia non è una critica, ma una semplice constatazione: quello degli anni ‘80 è un falso mito. Basta guardare alla semplice vita quotidiana dell’epoca: a farla da padrone erano personaggi quali Bill Cosby, Den Harrow (si, quello; potete trovarlo in tutto il suo splendore anni ‘80 qua) Jeeg Robot d’acciaio e i Righeira. Ho detto tutto.
Ogni singolo particolare, dai platform poligonali di Super Mario a Chernobyl, dal muro di Berlino all’acconciatura delle showgirl (anzi, delle “vallette”) in televisione, preannunciava un’inarrestabile declino di una civiltà incapace di replicare gli anni ‘70 e i successi dei Beatles e di Starsky & Hutch. C’è poco da ridere, cari miei.
Industriali di dubbia provenienza costruivano imperi economici comprando tutto il comprabile, giovani dalle capigliature improbabili vestiti con jeans a sigaretta e scarpe da ginnastica crescevano con Saranno Famosi, le avventure del tenente Colombo e la disco dance (nella quale, manco a dirlo, spopolavano cantanti dalle capigliature improbabili vestiti in modo altrettanto improbabile): è l’eclissi del buon gusto, l’inizio dello sfacelo.



Ok, ok, chi voglio prendere in giro? Elencare i piccoli difetti del più grande periodo della storia moderna non servirà a non far trapelare la mia vera passione. Gli anni ‘80 sono l’apoteosi della vita nel suo senso proprio, io AMO gli anni ‘80. Fanculo i Beatles e Starsky & Hutch. Lunga vita al cubo di Rubik ed a Lamù.
Il fatto è che per nefaste circostanze anagrafiche non ho potuto viverli, e la cosa a pensarci mi fa oltremodo incazzare.
E poi, dannazione, ditemi se questa pagina non è commovente… In una parola: mitici.

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